venerdì 23 luglio 2010

L'accoglienza non costituisce reato

Pare un'ovvietà ma - specie di questi tempi - non è così.

Come ormai tutti sanno, per irrobustire la lotta senza quartiere alla clandestinità, in Italia all'art.12 del Testo Unico dell'Immigrazione è stato aggiunto un comma (il 5-bis) che avverte che "chiunque a titolo oneroso, al fine di trarre ingiusto profitto, dà alloggio ovvero cede, anche in locazione, un immobile ad uno straniero che sia privo di titolo di soggiorno al momento della stipula o del rinnovo del contratto di locazione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni".

Ora si dà il caso che un cittadino italiano aveva subaffittato alcune camere ad immigrati irregolari chiedendo a ciascuno 50 euro al mese. La Corte d'appello - applicando la legge alla lettera - lo aveva condannato alla reclusione di tre mesi e a tremila euro di multa per aver così favorito la permanenza in Italia di 16 immigrati clandestini. Il nostro ha fatto ricorso e la Cassazione con sent. n. 27543 del 15 luglio, con un lampo di ritrovato buon senso, gli ha dato ragione. Ha infatti precisato che perché possa essere contestato il reato di favoreggiamento, non basta che l'imputato abbia favorito la permanenza nel territorio dello Stato di immigrati clandestini mettendo a loro disposizione alloggi in affitto, ma serve anche il dolo specifico, che in questo caso non esisteva perché non c'era l'obiettivo specifico di trarre un ingiusto profitto dallo stato di illegalità dei cittadini stranieri che si realizza invece quando vengono imposte ai clandestini condizioni particolarmente onerose.

In verità non sappiamo in che condizioni fossero i locali affittati agli stranieri e quali le vere intenzioni del proprietario, ma ci rallegra l'idea che qualche volta possa prevalere lo "spirito" sulla "lettera" della legge e addirittura che si possa essere accoglienti anche con gli irregolari senza per questo essere puniti. E - di questi tempi - non è davvero poco.

Scritto da Paolo Ferrari - Area Immigrazione delle Acli Nazionali

lunedì 19 luglio 2010

Libia: liberati gli eritrei detenuti, ora sono pero' prigionieri del deserto




I 205 senza documenti ne'soldi; Tripoli chiude centri immigrati


ROMA - Sono liberi i 205 profughi eritrei detenuti da 16 giorni nel carcere di Braq in Libia, ma per ora non sanno che farsene della liberta' concessa da Tripoli: senza documenti ne' soldi, cibo ne' acqua, non sanno dove dormire e sono bloccati nel cuore del deserto a Sebha, 800 chilometri da Tripoli, dove le autorita' libiche li hanno scaricati dopo la liberazione che considerano una 'farsa'. ''Giriamo per le strade come cani abbandonati'', ha raccontato uno di loro. E intanto la Libia annuncia di aver chiuso i centri di accoglienza per immigrati, mandando via tutti i detenuti. ''Nessuno ci ha detto nulla e nessuno ci ha offerto un rifugio o un aiuto. Non abbiamo soldi. Non sappiamo cosa fare. Abbiamo anche chiesto di poter dormire in una prigione ma ci hanno detto no e ci hanno lasciato per strada. Siamo lasciati soli e nessuno si interessa di noi'', ha raccontato uno dei profughi. Secondo quanto ha raccontato un altro degl eritri che e' riuscito a contattare un parente in Italia, alcuni di loro erano riusciti a nascondere pochi spiccioli nella prigione, e con quelli hanno mandato tre di loro a Tripoli a cercare una via d'uscita alla situazione in cui si trovano. Al momento si troverebbero in viaggio. Alcuni profughi hanno riferito anche di maltrattamenti subiti nei luoghi di detenzione. Altri di trovarsi in quelle condizioni dopo il respingimento in mare dall'Italia, a pochi chilometri da Lampedusa. Per la Libia, ''non esiste un caso eritrei'', secondo quanto ha detto all'ANSA l'ambasciatore libico in Italia, Hafed Gaddur. ''Da ieri non ci sono piu' in Libia centri di accoglienza per immigrati e tutti coloro che vi erano ospitati sono liberi, avranno documenti temporanei di riconoscimento e potranno reinserirsi nel tessuto sociale trovando lavoro e alloggio'', ha detto Gaddur, che ha definito ''propaganda'' le notizie secondo cui centinaia di profughi eritrei erano trattenuti in pesanti condizioni di detenzione. La Libia, ha spiegato, ha deciso che ''non si fara' piu' carico di dar da mangiare e da dormire gratis'' a migliaia di persone come ha fatto finora perche' ''per noi sono un peso''. Da parte sua la Farnesina ha espresso ''apprezzamento per il gesto positivo di disponibilita' delle autorita' libiche'', ha fatto sapere il portavoce Maurizio Massari, auspicando che ''le persone liberate possano trovare in Libia adeguate opportunita' di lavoro e vita''. Ma per il senatore radicale Marco Perduca, ''non sorprende la solita dimissione di responsabilita' dell'Italia ogni qual volta si presenti la necessita' di rispettare gli obblighi derivanti dall'aver ratificato la convenzione sui rifugiati''. Soddisfazione per l'epilogo della vicenda eritrei da parte del Consiglio Italiano per i Rifugiati (Cir): ''Siamo contenti perche' non era piu' possibile che continuassero a vivere nelle condizioni di detenzione cui erano costretti e perche' e' stato evitato il loro rimpatrio forzato in Eritrea'', si legge in una nota. (ANSA).

domenica 18 luglio 2010

Fa caldo e la coscienza è a mollo


Scritto da Paolo Ferrari - Area Immigrazione delle Acli Nazionali
Insieme alle non notizie di questi giorni, come la calura estiva, i Tg hanno trasmesso il drammatico appello che arriva dal centro di detenzione di Braq, in Libia.
Domenica 4 luglio mentre i TG si affannavano a propinarci “non notizie” come la calura d’estate, e a darci consigli su come affrontare l’afa a qualcuno – speriamo – non sarà sfuggita una notizia vera,  il drammatico appello che giungeva alle nostre accaldate e assopite coscienze dal centro di detenzione di Braq vicino Sebah nel sud del deserto libico.

Lì 245 rifugiati eritrei in fuga da guerra e fame, prontamente riacciuffati dal nostro solerte collaboratore libico, si trovavano stipati in stanzoni senza finestre, privi di cibo e acqua, in attesa di rimpatrio e quindi indirizzati verso nuovo dolore e morte. Molti di quegli eritrei, soprattutto i più giovani, fuggono anche da un servizio militare a tempo indeterminato nel deserto della Dancalia. 

Per questo affrontano lunghe marce e vicissitudini di schiavitù e violenza, nel tentativo di approdare prima o poi (dopo magari un paio di anni di questa vita d’inferno) da qualche parte in Europa. Ma noi non li vogliamo proprio questi «clandestini» e così – anche mediante accordi con la Libia – abbiamo provveduto a organizzare una efficace pulizia del mare,finalmente “nostrum”, solo “nostrum”.Nell’assolata domenica italiana, tra code sull’autostrada e piedi a mollo nelle fontane delle città, chissà chi ha percepito l’appello per salvare la vita a questi poveracci. 

IL CIR, attraverso il suo Direttore Christopher Hein,   ha chiesto al Governo Italiano di trasferire e reinsediare i rifugiati in Italia ”e che una delegazione di Enti umanitari non politici sia ammessa ad una visita nel centro di Braq”. Il CIR si appella inoltre a tutte le autorità coinvolte affinché i rifugiati siano rassicurati che non saranno rimpatriati e che la prevista visita dell’Ambasciata Eritrea di Tripoli nel centro non comporti né la deportazione né rappresaglie contro i familiari dei rifugiati rimasti in Eritrea. 

Il Padre Giovanni La Manna che a Roma dirige il Centro Astalli per richiedenti asilo e rifugiati, in un intervista alla Radio Vaticana ammonisce che “le nostre coscienze non possono rimanere tranquille mentre accadono queste cose. Il silenzio fa passare tutto come una cosa normale, ma è tremendo. Le nostre coscienze si stanno macchiando di un peccato che rimarrà nella storia dell’umanità”. 

Ma – che volete –  fa caldo, troppo caldo

venerdì 16 luglio 2010

Cittadini stranieri e vacanze estive

In occasione delle imminenti vacanze estive è opportuno ricordare le regole che disciplinano l’uscita ed il reingresso dei cittadini stranieri nel territorio italiano.
Si prospettano differenti situazioni.
A) Il cittadino straniero, titolare di un permesso di soggiorno in corso di validità, può tornare in patria e rientrare in Italia in qualunque momento dell’anno purché porti con sé il permesso di soggiorno e il passaporto. In quanto titolare di permesso di soggiorno può spostarsi per motivi di turismo, sino a un massimo di 90 giorni, senza necessità di chiedere visti, in tutti i Paesi Schengen1, mentre nel caso in cui si tratti di un Paese non Schengen, sarà necessario verificare se, in base agli accordi con il proprio Paese d’origine, va presentata richiesta di visto per visitarlo.
B) Il cittadino straniero, in attesa del rilascio del primo permesso di soggiorno per lavoro o ricongiungimento familiare o in ogni caso di un permesso di lunga durata o che abbia presentato richiesta di rinnovo, con l’entrata in vigore il 5 aprile 2010 del Regolamento UE n. 265/2010 del 25 marzo 2010, può entrare e soggiornare per periodi massimi di 90 giorni a semestre in tutti gli altri Paesi dell’Area Schengen , solo se in possesso di un visto di ingresso del tipo “Schengen Uniforme” per soggiorni di lunga durata (superiore ai 90 giorni) in corso di validità per tutta la durata del viaggio. Si deve esibire in tal caso alla polizia di frontiera il cedolino, il passaporto, e il visto rilasciato dal consolato che specifica il motivo del soggiorno in Italia.

C) Il cittadino straniero che sia in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno deve effettuare il viaggio verso il proprio Paese in maniera diretta in quanto il viaggio non deve prevedere il passaggio o scali in un Paese Schengen poiché non è riconosciuto dalla polizia di frontiera il cd. cedolino rilasciato da Poste Italiane s.p.a.; è in ogni caso necessario avere con sè la documentazione da presentare alla polizia di frontiera ( passaporto, permesso scaduto e ricevuta dell'ufficio postale).
Il diritto di uscita dall’ Italia e reingresso in Italia, con il cd. cedolino nelle more del rinnovo del permesso di soggiorno, è stato garantito da una direttiva del Ministero dell’Interno del 5 agosto 2006 e nelle successive precisazioni della Circolare del 9 agosto 2006.
Inoltre per rendere più semplici gli spostamenti, il Ministero dell’Interno, con la circolare dell’11 marzo 2009, ha stabilito che, a partire da suddetta data e senza data di scadenza, è possibile il rientro in Italia anche attraverso un valico di frontiera diverso da quello di uscita.
D) Le colf e le assistenti domiciliari, in attesa di essere convocate allo Sportello Unico per la regolarizzazione (effettuata nel settembre 2009), non potranno lasciare il territorio italiano per recarsi nei loro paesi di origine in quanto la ricevuta delle domanda di regolarizzazione non costituisce documento valido per attraversare la frontiera come chiarito dalla circolare del Ministero dell’Interno del 2 ottobre 2009. Si rammenta che i Consolati Italiani non rilasceranno Visto di reingresso nel caso in cui si sia usciti dall’Italia con la sola ricevuta delle domanda di regolarizzazione.
Solo successivamente alla firma del contratto di soggiorno e al rilascio del permesso di soggiorno sarà possibile recarsi nel proprio paese di origine .

sabato 26 settembre 2009

Clandestino Day a Cosenza


Ieri anche a Cosenza si è svolto il "Clandestino day", come in altre 70 città italiane, con ben 400 associazioni coinvolte a promuovere una giornata di riflessione, rivendicazione di diritti, informazione e sensibilizzazione contro il pacchetto sicurezza, contro i razzismi di ogni genere e con gli immigrati.
A Cosenza la manifestazione "Io accolgo i clandestini" tra le altre associazioni vedeva impegnate Baobab, Caritas Migrantes, Acli.

È stato un bel momento di confronto con i migranti, un momento in cui chi è davvero disposto ad "accogliere" tutti, di qualsiasi colore siano, qualsiasi lingua parlino, da qualsiasi paese vengano, hanno (abbiamo) potuto dimostrare che siamo davvero disposti ad accogliere anche chi è definito "clandestino", e soprattutto diventa criminale solo per questa condizione nella quale non è nato, ma in cui è stato ricacciato da una legge ingiusta.

Ieri sera è stato possibile fare davvero "casa comune" con persone come Mel, filippina che vive in Italia da 18 anni e si impegna ogni giorno per i diritti dei suoi amici migranti, Farid, profugo afgano - scappato da un paese in guerra - che per venire in Italia ha affrontato un viaggio lungo e terribile dal quale si sono salvate 11 persone su 35, Eric, africano che nello scorso inverno ha vissuto nella famosa Ex-Cartiera di Rosarno, Fatima (che piangeva e non riusciva a raccontare la sua storia), tunisina che è in Italia dal 1993, che è stata per anni regolare, fino a quando "per colpa" di una grave malattia (tumore) è diventata inabile al lavoro, non ha potuto più lavorare, ha vissuto per un po´ con una pensione di invalidità fino a che la legge e la burocrazia hanno iniziato a giocare con la sua vita: la questura non le ha più rinnovato il permesso di soggiorno perché senza lavoro, l´INPS non le ha più concesso la pensione di invalidità perché senza permesso, la questura non le dà il permesso perché non ha più nemmeno il reddito dell´INPS...
Ieri è stato possibile fare "casa comune" con la cinese Celin e la bellissima Angela, con i bravi Lindara e Ibrahim, con la famiglia dell´Ecuador, con i ragazzi della Casa del Migrante che vendevano le verdure coltivate da loro senza essere sfruttati e usando tecniche biologiche...
Grazie all´incontro di ieri, le persone che erano presenti hanno potuto davvero nella concretezza sperimentare cosa significa incontrare lo sguardo dell´altro, scendere dal "sicomoro delle nostre sicurezze" e andare incontro al Signore che in questi fratelli dimora...

mercoledì 17 dicembre 2008

Richiedenti asilo, aumenta accoglienza negli enti locali

Presentato il "Rapporto annuale del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati" realizzato dall'Anci. Sottosegretario Mantovano: 26.898 domande di asilo a novembre 2008.
Sono soprattutto uomini giovani, di età compresa fra i 18 e i 40 anni. I primi paesi rappresentati sono Eritrea, Afghanistan, Etiopia, Costa d'Avorio e Nigeria. I richiedenti asilo e rifugiati accolti in Italia nel 2007 dal Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), costituito dalla rete degli enti locali che realizzano progetti territoriali di accoglienza, sono stati 6.284, il 15% in più rispetto al 2006. Accoglienza resa possibile attraverso 104 progetti territoriali realizzati da 95 enti locali (88 comuni, 5 province, 2 unioni di comuni) in collaborazione con oltre cento realtà del terzo settore. E per il 2008 la tendenza è in crescita e, a ottobre, le persone accolte nello SPRAR erano già 7002. Sono i dati resi noti oggi a Roma nel corso della presentazione del "Rapporto annuale del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, Anno 2007/2008" realizzato dall'Anci. Un monitoraggio che si aggancia a una realtà nella quale il numero di richiedenti asilo ha visto una notevole crescita, come ha evidenziato il sottosegretario di Stato al Ministero dell'Interno Alfredo Mantovano: i richiedenti asilo in Italia erano 9.346 nel 2005, sono diventati 26.898 a novembre 2008.

martedì 16 dicembre 2008

PERMESSI DI SOGGIORNO - QUESTURA DI COSENZA


ELENCO DEI PERMESSI DI SOGGIORNO PRONTI DA RITIRARE PRESSO LA QUESTURA DI COSENZA

Elenco aggiornato al 4 NOVEMBRE 2008

Gli elenchi, nel rispetto della privacy sono formati da soli caratteri alfanumerici riscontrabili sulla ricevuta di presentazione dell'istanza o sulla ricevuta postale ( numero bollettino - numero assicurata ) in possesso del richiedente.

· permessi di soggiorno in formato cartaceo (vecchio modello);

· permessi di soggiorno elettronici.

Il cittadino extracomunitario che riscontra sugli elenchi l'avvenuta definizione della propria pratica, può ritirare il documento presso l'ufficio in cui ha presentato l'istanza, solo i PSE devono essere ritirati presso lo sportello dell'Ufficio Immigrazione della Questura.


Documenti

* PERMESSI CARTACEI PRONTI AL 04/11/2008
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* PERMESSI ELETTRONICI PRONTI AL 04/11/2008
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venerdì 12 dicembre 2008

Immigrati/ Decreto flussi 2008, al via procedure on line


Il 3.12.2008 il Presidente del Consiglio dei Ministri ha firmato il Decreto Flussi 2008 pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 10.12.2008.


Il decreto in questione prevede una quota complessiva di 150.000 persone per motivi di lavoro subordinato non stagionale, da ripartire tra le regioni e le province autonome a cura del Ministero del Lavoro, della Salute e delle politiche sociali, in base ai dati forniti dal Ministero dell’Interno sulle richieste inviate agli sportelli unici entro il 31 maggio 2008.

La quota è così ripartita:
  • 44600 cittadini dei 14 Paesi non comunitari che hanno stipulato accordi con l'Italia.

  • 105400 cittadini stranieri non comunitari residenti all’estero provenienti dai paesi diversi da quelli che hanno sottoscritto accordi con l’Italia, di cui sopra, ma soltanto per motivi di lavoro domestico o di assistenza alla persona. La volontà dichiarata è dare riscontro in via prioritaria ai bisogni delle famiglie, consentendo in prevalenza gli ingressi per lavoro domestico e assistenza alla persona.

La quota di 44.600, come specificato nella circolare del Ministero dell’Interno del 5/12/2008, è da intendersi per tutte le tipologie di lavoratori (sia ogni tipo di lavoro dipendente sia lavoro domestico) provenienti dai Paesi elencati mentre quella di 105.400 lo è solo per i lavoratori domestici provenienti da tutti gli altri Paesi.

Trascorsi sessanta giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, qualora vi siano quote significative non utilizzate, si procederà ad una nuova ripartizione sulla base delle effettive necessità riscontrate dal mercato del lavoro.

Il Decreto decorre dal 15 dicembre e prevede il ripescaggio di una parte delle domande di assunzione presentate entro il 31 maggio 2008 in seguito al Decreto Flussi 2007 e non rientrate nella quota dei 170000; le domande saranno trattate sulla base del rispettivo ordine cronologico di presentazione.

Per i soli datori di lavoro di origine straniera non comunitari, persone fisiche, sono richiesti i seguenti requisiti:

• l’essere in possesso o aver fatto richiesta entro la data del 10.12.2008: - carta di soggiorno (cartacea o elettronica) - permesso di soggiorno Ce per soggiornanti di lungo periodo - carta di soggiorno rilasciata al cittadino straniero familiare di cittadino comunitario.

• confermare a partire dal 15 dicembre e entro il termine perentorio di 20 giorni (3 gennaio 2009), l’interesse all’assunzione a pena di esclusione. Non è richiesta nessuna conferma ai datori di lavoro italiani.

È previsto un ruolo per i Patronati, vista la sottoscrizione dei protocolli d'intesa. Ai Patronati che hanno inoltrato pratiche di datori di lavoro di origine straniera non comunitari, verrà richiesto o di rilasciare il codice identificativo domanda e il codice di verifica presente nella ricevuta dell’avvenuta ricezione dell’istanza da parte del Ministero dell’Interno, così da permettere al soggetto di poter gestire eventualmente da solo la procedura collegandosi al sito dello stesso Ministero dell’Interno, oppure di rispondere, su richiesta del datore di lavoro, direttamente tramite via telematica.

Il Patronato Acli invierà in questi giorni a tutti i datori di lavoro di origine straniera, non comunitaria che, per il Decreto Flussi 2007 si sono rivolti alle proprie sedi, una lettera con cui li avvisa della novità emersa dal Decreto Flussi invitandoli a recarsi negli uffici ove è stata lavorata l’istanza, per dare la conferma di cui sopra.

giovedì 4 dicembre 2008

Decreto flussi 2008: 150.000 cittadini extracomunitari ammessi in Italia per motivi di lavoro subordinato non stagionale

Le quote saranno attinte dalle richieste inviate agli sportelli unici per l'immigrazione entro il 31 maggio 2008

È stato firmato il 3 dicembre 2008 il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che determina la programmazione dei flussi di ingresso dei lavoratori extracomunitari nel territorio dello Stato per l'anno 2008.

Si tratta di complessivi 150.000 cittadini extracomunitari che entrano in Italia per motivi di lavoro subordinato non stagionale.

In particolare, le quote riguardano:

  • 44.600 lavoratori domestici o di altri settori produttivi, provenienti da Paesi che hanno sottoscritto o stanno per sottoscrivere specifici accordi di cooperazione in materia migratoria, ripartiti secondo la tabella allegata
  • 105.400 lavoratori domestici o di assistenza alla persona, provenienti da altri Paesi.

Il provvedimento è stato adottato in considerazione dell’attuale congiuntura economica e del prioritario fabbisogno delle famiglie nel settore dell’assistenza domiciliare.

Le selezioni avverranno tenendo conto delle richieste dei datori di lavoro pervenute agli sportelli unici per l’immigrazione entro il 31 maggio 2008 eccedenti la quota dei flussi prevista con decreto del 30 ottobre 2007.
Il datore di lavoro non comunitario, persona fisica, dovrà essere in regola del titolo di soggiorno (art. 9 decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286) o ne abbia presentato richiesta alla data di pubblicazione del decreto e, a decorrere dal 15 dicembre 2008, dovrà confermare l’interesse all’assunzione. Tale procedura, che dovrà concludersi entro venti giorni, prevede la compilazione di alcuni campi su un’apposita pagina web sul sito del Ministero dell'Interno.

mercoledì 22 ottobre 2008

Cambia la disciplina per ricongiungimenti familiari e rifugiati


Misure più severe sul riconoscimento dello status di rifugiato e sui ricongiungimenti familiari

Pubblicato dalla Gazzetta ufficiale n. 247 del 21 ottobre il D.Lgs. 3 ottobre 2008 n. 159 che modifica e integra il precedente D.Lgs 25/2008, attuativo della direttiva 2005/85/CE relativa alla normativa per le procedure applicate dagli Stati membri ai fini del riconoscimento e della revoca dello stato di rifugiato.

Il provvedimento prevede, fra l'altro, che lo straniero il quale abbia richiesto lo stato di rifugiato, ma non lo ottenga in sede amministrativa, possa essere espulso prima che abbia il tempo di presentare ricorso al tribunale.

Sono stati, inoltre, introdotti altri limiti, ad esempio:

a) sino alla decisione della Commissione competente a decidere la concessione dello status, lo straniero potrà circolare soltanto in un luogo di residenza indicato dal Prefetto;

b) se presenterà domanda di asilo, dopo aver subito un'espulsione, verrà trattenuto in un C.I.E. (Centro di Identificazione ed Espulsione);

c) chi avrà subito il rifiuto da parte della Commissione della protezione, dovrà lasciare immediatamente il territorio nazionale e verrà espulso con accompagnamento alla frontiera;

d) lo straniero espulso potrà, però, presentare ricorso attraverso la rappresentanza diplomatica italiana e, solo per gravi motivi personali o di salute, potrà chiedere al Prefetto l'autorizzazione a rimanere all'interno del territorio nazionale.

Il decreto legislativo 160/2008 prevede misure più severe sui ricongiungimenti familiari. Il diritto spetterà: al coniuge maggiorenne non legalmente separato; ai figli minori non coniugati, con il consenso dell’altro genitore; ai figli maggiorenni a carico, se invalidi totali; ai genitori a carico ovvero ultrasessantacinquenni, se gli altri figli sono impossibilitati al loro sostentamento per gravi motivi di salute.

L’esame del Dna, a spese degli interessati, potrà sanare la carenza di documentazione o chiarire i dubbi sui legami di parentela.

Per ogni parente occorrerà la disponibilità di un reddito lecito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale, aumentato della metà dell’importo per ogni familiare. Per il ricongiungimento di due o più figli di età inferiore a 14 anni o di due o più familiari dei titolari dello status di protezione sussidiaria sarà necessario un reddito non inferiore al doppio dell’assegno sociale annuo. Per i genitori ultrasessantacinquenni sarà richiesta un’assicurazione sanitaria obbligatoria o l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale.

L’attesa per il nulla osta passa da 90 a 180 giorni.

giovedì 9 ottobre 2008

IMMIGRAZIONE: LE ACLI CONTRO IL PERMESSO DI SOGGIORNO A PUNTI. “NON SI GIOCA CON LA VITA DELLE PERSONE”

Roma, 8 ottobre 2008 – Le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani respingono come «offensiva della dignità degli immigrati» la proposta di introdurre con un emendamento al disegno di legge sulla sicurezza il “permesso di soggiorno a punti” per i cittadini extracomunitari, alla stregua della patente di guida.

«Non si gioca con la vita delle persone» afferma il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero. «Il permesso di soggiorno è uno strumento normativo che ratifica un diritto, non è un concorso a punti. La legislazione sull’immigrazione, così come quella penale, ha gli strumenti per revocare eventualmente questo titolo qualora se ne verifichino le condizioni. Tutto il resto è discriminatorio. Chi fa proposte di questo tipo si assume la responsabilità politica e morale di favorire quel clima pericoloso di “regressione culturale” di cui ha parlato autorevolmente il presidente della Conferenza episcopale».

La perplessità delle Acli non riguarda solamente la boutade del permesso a punti. Il presidente Olivero raccoglie la denuncia di mons. Agostino Marchetto, segretario del Pontificio consiglio per i migranti, e rilancia: «Dobbiamo invertire la “tendenza al ribasso” nei confronti degli immigrati, caratterizzata dall’erosione degli standard umanitari e dell’introduzione di norme meramente restrittive o punitive». E al ministro dell’Interno Roberto Maroni, che oggi alla Camera ha voluto scongiurare il rischio razzismo invitando ad evitare allarmismi, il presidente delle Acli risponde: «Nessun allarmismo, ma neanche è possibile far finta di non vedere ciò che accade». Soprattutto – concludono le Acli – si stenta davvero a riconoscere quali siano le politiche di integrazione “vere” e “reali” di cui parla oggi il ministro».

lunedì 6 ottobre 2008

ITALIANI ALL'ESTERO: ACLI BRASILIANE A CONGRESSO

Lunedì 6 ottobre a San Paolo. Presente dall'Italia il presidente nazionale Andrea Olivero

Si svolgerà nella città di San Paolo, lunedì 6 ottobre, il congresso nazionale delle Acli Brasiliane, che porterà all'elezione del presidente e dei nuovi organi dirigenti. Alle 9.30, presso la sede nazionale delle Acli in Avenida Ipiranga 318, aprirà i lavori il presidente in carica Giacomo Guarnera. Presiede l'assemblea il responsabile della Rete mondiale aclista Michele Consiglio, vicepresidente delle Acli italiane. A conclusione, l'intervento del presidente delle Acli italiane e internazionali (FAI) Andrea Olivero.Nel pomeriggio, tavola rotonda Le Acli in Brasile promotrici di sviluppo locale. Intervengono: il console generale d'Italia Marco Marsilli e il consigliere del Cgie Claudio Pieroni. Partecipano: Flávio Célio Goldman, segretario municipale del settore Relazioni internazionali; Pe. Alfredo Lima, dell'Arcidiocesi di San Paolo; José Rocha Filho, docente dell'Università Uniitalo. Per le Acli: Rita Blasioli, coordinatrice del Patronato Acli in Uruguay; Maurizio Drezzadore, responsabile del dipartimento Lavoro delle Acli italiane e presidente Enaip (Ente di formazione professionale); Francesco Martinelli, responsabile settore estero del Patronato Acli; Giacomo Morandini, della Ong Ispia. Coordina Edoardo Pollastri, vicepresidente delle Acli Brasile.L'indomani, martedì 7 ottobre, la delegazione delle Acli dall'Italia sarà ricevuta dal Console generale d'Italia Marco Marsilli, quindi dal vescovo ausiliare di S. Paolo Tarcisio Scaramussa. Prevista la visita all'Arsenal de Esperança del Sermig. Nel pomeriggio, incontro con i rappresentanti dell'Unicamp, l'Universidade Estadual de Campinas, per un progetto di ricerca sull'immigrazione italiana a Campinas.

mercoledì 1 ottobre 2008

Rapporto Migrantes 2008: la giovane Italia nel mondo


Presentata a Roma, presso l’Auditorium del Lavoro, la terza edizione del “Rapporto Italiani nel Mondo 2008” promosso dalla Fondazione Migrantes

La nuova edizione del Rapporto Migrantes, pubblicato dalle edizioni Idios, consolida quest’anno la sua funzione di osservatorio sulla realtà, troppo spesso ignorata, dell’emigrazione italiana. Il volume presentato a Roma non è solamente un resoconto statistico dei flussi migratori, né una cartolina che abbia valore per l’immagine che ha stampata sopra. C’è una storia, dietro, milioni di storie, scritte e firmate dai milioni di italiani nel mondo. Sono i racconti della vecchia emigrazione e della nuova, della nostalgia e delle aspettative, del passato e dell’attualità.
“Descrivere semplicemente l’emigrazione – scrive mons. Piergiorgio Saviola Direttore Generale della Fondazione Migrantes - è tutt’altro che un compito banale, perché questa realtà sfugge per lo più al gran pubblico, non solo per quanto riguarda il passato ma anche relativamente al presente e al futuro: tra gli stessi addetti ai lavori si riscontrano incertezze quando si tratta di inquadrare cosa significhi il concetto di “italianità” nel mondo e il fatto di essere italiani (tanto più se nati all’estero) in altri paesi”.
Il Rapporto Migrantes 2008 vuole, infatti, essere, prendendo in prestito le parole di don Michele Morando, direttore dell’Ufficio per la Pastorale degli Italiani nel mondo della Migrantes “uno sguardo che ci aiuti ad abbracciare la nostra storia, i 150 anni del nostro esodo all’estero e gli ultimi 30 anni di immigrazione in Italia”.
Uno sguardo da una posizione privilegiata che ci aiuti a capire – per chi ancora non l’avesse capito – come mantenere viva questa storia, e dinamica, rivolta al futuro. Solidarietà e cooperazione. Perché, come ha ricordato don Michele Morando, gli italiani all’estero sono gli “immigrati di ieri”
e gli stranieri in Italia sono “gli immigrati di oggi”.
Spezzare questa catena di solidarietà significherebbe rompere i legami stessi che legano ciascun migrante al proprio paese. Significherebbe svilire la storia del fenomeno migratorio italiano, sia come flussi in uscita, sia come flussi in entrata. Basterebbe ricordare le condizioni che hanno spinto gli italiani a emigrare, e prendere coscienza dell’attuale iniquità della distribuzione della ricchezza nel mondo per comprendere, come ricorda il Rapporto, che “possono impegnarsi con noi sia gli italiani all’estero che gli immigrati esteri in Italia, costruendo una rete che di per se stessa è garanzia di riuscita”.

ITALIANI NEL MONDO- Il numero degli italiani nel mondo è aumentato di oltre 200 mila unità rispetto allo scorso anno. 3.734.428 i residenti italiani all’estero e almeno 60 milioni gli oriundi italiani nei cinque continenti.
I flussi migratori- Nei paesi europei (56,7%), in America (37,9%), in Oceania (3,4%), in Africa (1,3%), in Asia (0,8%). In due casi su tre, l'emigrato è proveniente da una regione del sud (36,2%), mentre il 19,4% dalle isole, il 15,4% dal nord est, il 14,6% dal nord ovest, il 14,4% dal centro. Il 52,8% sono celibi e nubili; il 39% è coniugato e il 2,7% vedovo. Il 45% (1.774.677) sono donne.
Secondo i dati forniti dal Rapporto la regione italiana con più emigrati è la Sicilia con 629.114 residenti all’estero, seguita dalla Campania con 395.064, la Calabria con 328.910 e il Lazio con 308.966. Il comune con più presenze è Roma (207.769), seguita da Milano con 41.894 e Napoli con 32.179 residenti all’estero.
Nati all’estero- Sono 3.734.428 gli italiani residenti all'estero (dati Aire dell'aprile 2008) ma solamente il 59% è effettivamente emigrato dall’Italia. Il 34,3% è, invece, nato all'estero.
Dal 1990 al 2007, le nascite sono state 433.691, circa 24.000 all’anno, una ogni 20 nascite in Italia. Il totale degli iscritti all'Aire per nascita è di 1.280.065 persone. Il legame che questi giovani insturano con l’Iitalia, recita il Rapporto Migrantes è diverso da quello dei propri genitori. “Il loro senso di italianità riveste diverse implicazioni sociali e culturali che i giovani di per sé non rifiutano, a condizione di esplicitarle in maniera concreta e di comporle con il fatto di vivere in un'altra società. Essi insistono su una maggiore cooperazione economica con in paesi dove risiedono, e molto pragmaticamente, restano aperti a uno scambio che li possa aiutare anche nella loro vita professionale”.
Emigrazione giovane- Secondo il Rapporto, i cittadini italiani residenti all’estero ad aprile 2008 sono 3.734.428. Di questi oltre la metà (54%) è costituito da giovani al di sotto dei 35 anni. Il 60,6% (1,2 milioni) di questa popolazione under 35 è concentrata in Europa. Tra chi ha meno di 35 anni, 3 su 10 (606 mila) sono minorenni e 2 su 5 fanno parte della classe di età 18-24.
Si tratta in massima parte dei neolaureati che lasciano l’Italia per il Regno Unito (19,2%), la Francia (12,6%), la Spagna (11,4%) e gli Usa (9,8%). Elaborando i dati di Almalaurea, consorzio delle più importanti università italiane, la Fondazione Migrantes ha potuto dare un volto a questi giovani “cervelli in fuga” che, a differenza delle generazioni passate che hanno lasciato l’Italia, non sognano affatto di rientrare in Italia. A cinque anni dalla laurea, sono, infatti, 52 su 100 i laureati occupati all'estero, principalmente con titoli nel ramo scientifico e tecnologico, che considerano molto improbabile il loro ritorno.

CULTURA- Sono 34.689 i corsi di lingua e cultura italiana promossi dal Ministero degli Affari Esteri nell’anno scolastico 2006/2007, per un totale di iscritti che sfiora le 650 mila unità.
Da sola, la Società Dante Alighieri coinvolge con i suoi corsi oltre 200mila studenti.
Il Rapporto Migrantes presenta anche una ricerca sperimentale condotta con il patrocinio di Acli, Epasa, Inas, Sias. Sebbene il campione non soddisfi appieno i criteri di rappresentatività, le interviste hanno permesso di svelare alcuni aspetti nuovi del modo di vivere degli italiani all’estero.
Dai risultati della ricerca emerge un miglioramento della loro situazione. Casa di proprietà e, in molti casi, secondo immobile in Italia dove trascorrono parte delle vacanze. Sono molto legati alla religione e alle vicende del nostro Paese, di cui si interessano leggendo giornali italiani e guardando i programmi Rai.

SICUREZZA: CONTROLLI ANTIPROSTITUZIONE NEL COSENTINO

(AGI) - Cosenza, 1 ott. - L’operazione, che ha interessato i Comuni di Corigliano, Cassano e Spezzano fino a Tarsia Nord, e’ stata coordinata direttamente dal Questore di Cosenza, Raffaele Salerno, con la partecipazione di personale della Questura di Cosenza, dell’Ufficio Immigrazione, della Polizia Scientifica, dell’Ufficio Provinciale Sanitario della Polizia di Stato, del Reparto Prevenzione Crimine Calabria Settentrionale di Cosenza, del Reparto Mobile di Reggio Calabria, di personale dei Commissariati di P.S. di Rossano e Castrovillari, dell’Arma Carabinieri di Corigliano, della Guardia di Finanza di Corigliano Calabro e dalla Polizia Municipale di Corigliano Calabro.

Sono state identificate ventitre’ straniere di nazionalita’ nigeriana e rumena, tra cui anche una minorenne. Al termine dell’operazione, 5 cittadine nigeriane verranno accompagnate in un Centro di Identificazione ed Espulsione e le altre saranno munite di Decreto di Espulsione con invito a lasciare il Territorio Nazionale entro 5 giorni. Per le cittadine rumene e’ al vaglio il provvedimento di revoca del diritto di permanenza in Italia per motivi di Ordine e Sicurezza Pubblica, mentre per la minorenne e’ stato interessato il Tribunale per i Minori di Catanzaro. L’operazione non e’ comunque da considerarsi conclusa. (AGI)

martedì 23 settembre 2008

Immigrazione: misure ingiuste e controproducenti

Il Cdm sui ricongiungimenti familiari. Olivero: 'Inascoltate le parole di Bagnasco'


Roma, 23 settembre 2008 - «Stupisce davvero come neppure più la Chiesa sembra venire ascoltata da questo Governo sul tema dell'immigrazione». Il presidente nazionale delle Acli interviene con un giudizio severo sui contenuti dei decreti legislativi approvati questa mattina dal Consiglio dei ministri riguardanti i ricongiungimenti familiari e le procedure per il riconoscimento dello status di rifugiato. «Proprio ieri - commenta Andrea Olivero - il cardinale Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale, aveva chiesto 'risposte positive' per un'integrazione sociale 'equilibrata' a partire dalle domande di ricongiungimento familiare. Il Governo invece - insensibile a questi richiami così come alle tragiche vicende dei giorni scorsi a Milano, piuttosto che a Castelvolturno - risponde con un inasprimento assolutamente ingiustificato dei requisiti per ottenere il ricongiungimento degli immigrati regolari con i propri familiari. E persino per quanto riguarda i rifugiati, si predispone un inasprimento delle misure nei confronti dei richiedenti, quando ancora manca in Italia, unico paese in Europa, una legge che regoli seriamente il diritto d'asilo».

«Il peggio - continua il presidente delle Acli - è che queste misure restrittive non sono solo ingiuste, ma controproducenti. L'inasprimento delle procedure per l'entrata o la permanenza regolare nel nostro Paese non fa altro che aumentare il tasso di immigrazione clandestina, aggiungendo ai nuovi arrivi - che sono tutt'altro che cessati, al contrario di quanto profetizzava in primavera il Governo - le situazioni di ritorno alla clandestinità causate dalla lentezza burocratica. La vicenda del decreto flussi, in questo senso, è un esempio fin troppo lampante».

«Ma soprattutto - conclude Olivero - ostacolare il ricongiungimento familiare significa boicottare lo strumento principale di integrazione sociale degli stranieri in Italia, con tutte le conseguenze che ciò comporta sul piano della dignità delle persone, del futuro delle cosiddette seconde generazioni e della stessa sicurezza dei cittadini».

IMMIGRAZIONE: NUOVE REGOLE SU CPT, ASILO E RICONGIUNGIMENTI

Cinquecento militari nella zona del casertano, dieci nuovi centri accoglienza per immigrati, due nuovi decreti legislativi in materia di asilo e di ricongiungimenti familiari.

Roberto Maroni, ministro dell'Interno, al termine del Consiglio dei ministri spiega ai giornalisti le numerose decisioni prese dal governo. Innanzitutto i 500 militari che saranno inviati per un maggior controllo del territorio nelle zone ad alto rischio di criminalita' e il finanziamento di dieci nuovi centri per immigrati con i fondi relativi al 2008, 2009, 2010. "Nel 2007 - ha spiegato Maroni - da gennaio a fine settembre sono giunti in Italia 14.200 immigrati; nello stesso periodo del 2008 ne sono arrivati 23.600, con un aumento del 60%. Abbiamo quindi individuato le dieci regioni, che ne erano sprovviste, dove costruire i nuovi centri per gli immigrati". Maroni ha spiegato inoltre che la Commissione europea ha dato il via libera a due decreti legislativi, quello per i richiedenti asilo e quello relativo ai ricongiungimenti familiari. Per quel che riguarda le richieste di asilo, nel 2007 ci sono state 14 mila domande e per questo e' nata la necessita' di mettere a punto delle procedure che evitino gli abusi. Oggi, se un clandestino arriva viene messo in un centro di accoglienza chiuso mentre i richiedenti asilo vanno in centri aperti e da dove possono fuggire. Quindi, quanti chiederanno asilo saranno destinati ad un luogo dove soggiornare, sotto la tutela di qualcuno che funga da garante. Per quanto riguarda i ricongiungimenti familiari, si dovra' fare in modo che l''identita' venga dimostrata in maniera inconfutabile e, se le autorita' consolari di un Paese non riescono ad accertare la parentela con un immigrato residente in Italia si potra' fare ricorso all'analisi del dna, analisi che sara' a carico del richiedente. (AGI) - Roma, 23 set. -

lunedì 22 settembre 2008

Campagna di comunicazione sull’integrazione dei migranti


Partirà ad ottobre la campagna di comunicazione sull’integrazione delle persone immigrate, promossa dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali.

La campagna si pone l’obiettivo di favorire la convivenza nella nostra società tra cittadini stranieri e cittadini italiani mediante l’informazione e la diffusione dei principi fondamentali della Costituzione, dell’ordinamento giuridico nazionale e dei percorsi di inclusione sociale, elementi essenziali per creare e sostenere un dialogo interculturale effettivo e consapevole.

La maggiore consapevolezza dei diritti e dei doveri di cui sono titolari i cittadini migranti e la migliore conoscenza del fenomeno migratorio da parte dei cittadini italiani verranno promosse attraverso iniziative a carattere specifico integrate tra loro: un tour di contatto, tornei di calcio a cinque e una campagna pubblicitaria.

Durante i “tour di contatto per l’integrazione” operatori specializzati incontreranno le persone immigrate nelle loro città di residenza (Roma, Torino, Milano, Brescia, Vicenza, Treviso, Bari e Palermo) e nei loro abituali luoghi di ritrovo per svolgere attività di supporto e per distribuire il vademecum “Immigrazione: come, dove, quando”, una pubblicazione in 8 lingue realizzata per accompagnare il cittadino straniero nel suo percorso d'integrazione e per aiutarlo nella soluzione dei problemi quotidiani più frequenti: dal contratto di lavoro all'iscrizione dei figli a scuola, dal rilascio della patente all'apertura di un conto corrente in banca. Una sezione apposita è dedicata alle principali norme di sicurezza nei luoghi di lavoro, per favorirne la conoscenza e per sottolineare l’importanza dell’utilizzo degli strumenti di protezione. Il vademecum, attualmente in corso di ristampa, sarà consultabile anche sul sito istituzionale www.lavoro.gov.it. Durante i tour di contatto, che saranno preceduti da una campagna di comunicazione locale per promuovere l’iniziativa, si svolgerà un concorso a premi che metterà in palio servizi e beni di prima necessità per tutti i partecipanti.

I “tornei di calcio per l’integrazione”, organizzati in collaborazione con la Uisp (Unione Italiana Sport per Tutti), si svolgeranno in 8 città, significative dal punto di vista della presenza di popolazione straniera: Roma, Milano, Torino, Venezia, Mantova, Lecce, Prato e Modena. Ogni torneo di calcio a 5 durerà un mese e mezzo e vedrà in ogni sede la partecipazione di 8 squadre, ciascuna di 12 giocatori. Le formazioni “miste” saranno composte da 6 cittadini italiani e 6 stranieri. L’iscrizione al torneo e il materiale tecnico saranno gratuiti. In ogni città l’evento sarà preceduto da incontri con le comunità straniere locali.

La campagna sarà sostenuta da una comunicazione multimediale, pensata per raggiungere sia la popolazione italiana sia quella immigrata, articolata su diversi mezzi: televisione, stampa, radio, affissioni e internet. L’on air della campagna sarà il 5 ottobre.

L’intera campagna sarà lanciata il 26 settembre a Lampedusa nell’ambito della 2^ edizione de “Gli uomini della storia accanto”, tavola rotonda sul fenomeno migratorio e sul valore dell’integrazione tra culture, alla quale parteciperanno diverse Istituzioni e Organizzazioni Internazionali non governative. L’appuntamento rientra nel calendario del Festival “O’Scià”, manifestazione ideata dall’omonima Fondazione del Maestro Claudio Baglioni, in programma nelle Isole Pelagie dal 24 al 27 settembre.

venerdì 19 settembre 2008

Elettricità: bonus sociale, al via le modalità applicative


Interessati 5 milioni di clienti in condizioni di disagio economico – Fino a 135 euro di ‘sconto’

Al via le modalità applicative necessarie per l’attivazione da parte degli operatori del nuovo regime di protezione sociale che garantirà un risparmio del 20% circa sulle bollette dell’energia elettrica ai clienti domestici in condizioni di disagio economico. Il valore del ‘bonus’ sarà differenziato a seconda della numerosità del nucleo familiare (60 euro/anno per un nucleo familiare di 1-2 persone, 78 euro/anno per 3-4 persone, 135 euro/anno per un numero di persone superiore a 4). A regime, si stima che potranno beneficiare della compensazione sociale circa 5 milioni di clienti disagiati, ai quali saranno assegnati, nel complesso circa 384 milioni di euro l’anno.

Il sistema sarà pienamente operativo dal gennaio 2009 e prevede che il godimento del bonus possa essere anche retroattivo per tutto il 2008, per le richieste effettuate entro il 28 febbraio 2009 (delibera ARG/elt 117/08, disponibile sul sito www.autorita.energia.it). Nel corso delle prossime settimane, l’Autorità, gli operatori e i Comuni renderanno disponibili informazioni di dettaglio per la presentazione da parte dei clienti della richiesta per essere ammessi al bonus sociale.

Il bonus per i clienti domestici disagiati: chi può chiederloPotranno accedere al bonus sociale, secondo quanto stabilito dal decreto interministeriale 28 dicembre 2007, tutti i nuclei familiari che dispongono di un ISEE, il cui valore sia inferiore o uguale a 7500 euro. L’ISEE è l’indicatore di situazione economica equivalente, che permette di misurare la condizione economica delle famiglie, tenendo conto del reddito, del patrimonio mobiliare-immobiliare e delle caratteristiche di numerosità e tipologia. E’ già ampiamente utilizzato per l’accesso ad altre prestazioni a carattere sociale, soprattutto a livello locale. A titolo puramente esemplificativo, un nucleo familiare composto da padre, madre e due figli, monoreddito, in affitto e senza ulteriori disponibilità patrimoniali, rientra nella soglia ISEE di 7.500 con reddito annuo lordo fino a circa 23.400 euro.

Come chiedere il bonusUna volta attivato l’apposito sistema informatico per far fronte alle richieste, che secondo la delibera dell’Autorità dovrebbe essere completato entro 90 giorni, il cliente domestico disagiato potrà fare richiesta di accesso al bonus recandosi presso il proprio Comune di residenza con l’attestazione del valore ISEE. Il cliente finale interessato dovrà anche presentare le indicazioni sulla sua fornitura elettrica (già reperibili su ogni bolletta) e sulla numerosità della famiglia anagrafica.
La domanda, dopo gli opportuni controlli, darà diritto al riconoscimento della compensazione per 12 mensilità (salvo rinnovo).

La riforma della tariffa domesticaPer recuperare i circa 384 milioni di euro necessari all’erogazione del bonus sociale, è prevista l’introduzione di una nuova componente tariffaria (denominata As) che verrà applicata alla generalità dell’utenza (domestica e non), ad esclusione dei soggetti destinatari della compensazione.
L’applicazione del bonus, non comporterà comunque variazioni della spesa elettrica della famiglia tipo (con consumi di 2.700 kWh/anno e 3 kW di potenza impegnata). Contestualmente all’introduzione del regime di tutela sociale, con la delibera ARG/elt 117/08, l’Autorità ha infatti disposto la revisione della struttura tariffaria applicata alla generalità della clientela domestica. Il nuovo regime sarà in vigore dal 1 gennaio 2009 e comporta alcune novità di rilievo.

In particolare, grazie ad alcune rimodulazioni del sistema verrà di fatto assicurato un ulteriore riallineamento della tariffa ai reali costi sottostanti, riassorbendo parzialmente i meccanismi di sovvenzione incrociata, presenti nell’attuale sistema tariffario.

Il riallineamento comporterà una diminuzione di spesa di qualche punto percentuale per i consumi medio-alti (2700-4800 kWh/anno) nelle abitazioni di residenza, situazione che interessa tipicamente le famiglie numerose. Allo stesso tempo, vi sarà un aumento di spesa per i consumi molto alti (sopra i 5000 kWh/anno) e per quelli bassi (ad esempio single benestanti).

mercoledì 17 settembre 2008

UNIONE EUROPEA: ITALIA CAMBI NORMATIVA SULLA SICUREZZA


La Commissione Ue ha chiesto all'Italia di modificare alcuni parti della legislazione gia' in vigore sulla sicurezza. Tra queste, la norma che introduce l'aggravante della clandestinita' per gli immigrati che commettono un reato, che non e' conforme al diritto comunitario

Bruxelles, 17 set. (Apcom) - La Commissione europea ha chiesto al governo italiano di modificare il decreto legge che, lo scorso luglio, ha modificato l'art.61 del codice penale, aggiungendo la residenza illegale tra le circostanze aggravanti in caso di reato, senza alcuna distinzione tra extracomunitari e cittadini di altri paesi dell'Ue. Lo ha precisato, oggi a Bruxelles, il portavoce del commissario europeo alla Giustizia, libertà e sicurezza, Jacques Barrot. Secondo il portavoce, Michele Cercone, l'Italia dovrà "mettere in linea" questa legislazione con il diritto comunitario, che non consente differenze di trattamento fra cittadini Ue, da qualunque Stato membro provengano.

In sostanza, Barrot contesta il fatto che in Italia un cittadino di un altro Stato membro che commette un reato, se in situazione di residenza irregolare, non possa godere delle attenuanti generiche accessibili ai cittadini italiani, e che il suo reato sia considerato passibile di una pena più grave.

Il decreto sotto accusa, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 25 luglio scorso, è entrato in vigore il giorno successivo. Ieri, il Servizio giuridico del Parlamento europeo ha emesso un parere in cui lo considera incompatibile con il diritto Ue, e l'eurodeputata liberale romena Adina Valean ha chiesto immediatamente a Barrot di intervenire, deferendo l'Italia alla Corte di giustizia europea. Lo stesso Barrot aveva già espresso, e ha ripetuto ieri, le sue perplessità sul fatto di considerare la residenza illegale degli stranieri come una circostanza aggravante per chi compie un reato.

"Ci sono attualmente - ha detto Cercone rispondendo a un cronista durante la conferenza stampa odierna della Commissione europea - una serie di discussioni in corso con il governo italiani sull'insieme dei decreti che ci sono stati presentati il primo agosto. Ci sono tre decreti che non sono ancora entrati in vigore e per i quali siamo in contatto con le autorità italiane e su cui abbiamo chiaramente indicato quali sono secondo noi le modifiche che devono essere introdotte per essere sicuri che questi decreti siano in linea con il diritto comunitario".

A una nuova domanda che chiedeva una risposta più specifica sul decreto in questione, puntualizzando che è già entrato in vigore, il portavoce ha replicato: "Barrot vuole e considera suo dovere vegliare affinché le legislazioni degli Stati membri siano in applicazione delle direttive europee, e desidera avere un diritto chiaro, consolidato, compatibile con il diritto comunitario. Nel caso specifico - ha finalmente precisato Cercone - è chiaro che chiederemo e abbiamo già chiesto al governo italiano di introdurre le modifiche necessarie, e faremo tutto ciò che è in nostro potere e nelle nostre competenze per essere scuri che le leggi italiane restino in linea con il diritto Ue".

Oltre ai tre decreti non ancora in applicazione, ha aggiunto il portavoce, "ci sono anche delle modifiche che abbiamo chiesto su una parte della legislazione che è già in vigore, e che non ci è stata notificata, ma sulla quale ci siamo attivati e che abbiamo esaminato. E anche veglieremo anche su questa parte della legislazione affinché sia in linea con il diritto comunitario. Abbiamo già chiarmente fatto capire al govermo italiano - ha concluso Cercone - che ci sono delle modifiche da approtare affinché queste legislazione sia effettivamente in linea con il diritto comunitario".

Secondo fonti della Commissione, i contatti in corso fra Bruxelles e le autorità italiane fanno prevedere che il governo modificherà presto il decreto nel senso richiesto da Barrot. Non è chiaro se l'aggravante di reato, a questo punto, sarebbe eliminata del tutto o se, come appare più probabile, verrebbero "graziati" solo i cittadini comunitari (secondo la specifica richiesta di Bruxelles). In questo caso, la discriminazione di sposterebbe su un altro piano, non più di stretta competenza della Corte di giustizia Ue e della Commissione europea.