Visualizzazione post con etichetta Paolo Ferrari. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Paolo Ferrari. Mostra tutti i post

venerdì 23 luglio 2010

L'accoglienza non costituisce reato

Pare un'ovvietà ma - specie di questi tempi - non è così.

Come ormai tutti sanno, per irrobustire la lotta senza quartiere alla clandestinità, in Italia all'art.12 del Testo Unico dell'Immigrazione è stato aggiunto un comma (il 5-bis) che avverte che "chiunque a titolo oneroso, al fine di trarre ingiusto profitto, dà alloggio ovvero cede, anche in locazione, un immobile ad uno straniero che sia privo di titolo di soggiorno al momento della stipula o del rinnovo del contratto di locazione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni".

Ora si dà il caso che un cittadino italiano aveva subaffittato alcune camere ad immigrati irregolari chiedendo a ciascuno 50 euro al mese. La Corte d'appello - applicando la legge alla lettera - lo aveva condannato alla reclusione di tre mesi e a tremila euro di multa per aver così favorito la permanenza in Italia di 16 immigrati clandestini. Il nostro ha fatto ricorso e la Cassazione con sent. n. 27543 del 15 luglio, con un lampo di ritrovato buon senso, gli ha dato ragione. Ha infatti precisato che perché possa essere contestato il reato di favoreggiamento, non basta che l'imputato abbia favorito la permanenza nel territorio dello Stato di immigrati clandestini mettendo a loro disposizione alloggi in affitto, ma serve anche il dolo specifico, che in questo caso non esisteva perché non c'era l'obiettivo specifico di trarre un ingiusto profitto dallo stato di illegalità dei cittadini stranieri che si realizza invece quando vengono imposte ai clandestini condizioni particolarmente onerose.

In verità non sappiamo in che condizioni fossero i locali affittati agli stranieri e quali le vere intenzioni del proprietario, ma ci rallegra l'idea che qualche volta possa prevalere lo "spirito" sulla "lettera" della legge e addirittura che si possa essere accoglienti anche con gli irregolari senza per questo essere puniti. E - di questi tempi - non è davvero poco.

Scritto da Paolo Ferrari - Area Immigrazione delle Acli Nazionali

domenica 18 luglio 2010

Fa caldo e la coscienza è a mollo


Scritto da Paolo Ferrari - Area Immigrazione delle Acli Nazionali
Insieme alle non notizie di questi giorni, come la calura estiva, i Tg hanno trasmesso il drammatico appello che arriva dal centro di detenzione di Braq, in Libia.
Domenica 4 luglio mentre i TG si affannavano a propinarci “non notizie” come la calura d’estate, e a darci consigli su come affrontare l’afa a qualcuno – speriamo – non sarà sfuggita una notizia vera,  il drammatico appello che giungeva alle nostre accaldate e assopite coscienze dal centro di detenzione di Braq vicino Sebah nel sud del deserto libico.

Lì 245 rifugiati eritrei in fuga da guerra e fame, prontamente riacciuffati dal nostro solerte collaboratore libico, si trovavano stipati in stanzoni senza finestre, privi di cibo e acqua, in attesa di rimpatrio e quindi indirizzati verso nuovo dolore e morte. Molti di quegli eritrei, soprattutto i più giovani, fuggono anche da un servizio militare a tempo indeterminato nel deserto della Dancalia. 

Per questo affrontano lunghe marce e vicissitudini di schiavitù e violenza, nel tentativo di approdare prima o poi (dopo magari un paio di anni di questa vita d’inferno) da qualche parte in Europa. Ma noi non li vogliamo proprio questi «clandestini» e così – anche mediante accordi con la Libia – abbiamo provveduto a organizzare una efficace pulizia del mare,finalmente “nostrum”, solo “nostrum”.Nell’assolata domenica italiana, tra code sull’autostrada e piedi a mollo nelle fontane delle città, chissà chi ha percepito l’appello per salvare la vita a questi poveracci. 

IL CIR, attraverso il suo Direttore Christopher Hein,   ha chiesto al Governo Italiano di trasferire e reinsediare i rifugiati in Italia ”e che una delegazione di Enti umanitari non politici sia ammessa ad una visita nel centro di Braq”. Il CIR si appella inoltre a tutte le autorità coinvolte affinché i rifugiati siano rassicurati che non saranno rimpatriati e che la prevista visita dell’Ambasciata Eritrea di Tripoli nel centro non comporti né la deportazione né rappresaglie contro i familiari dei rifugiati rimasti in Eritrea. 

Il Padre Giovanni La Manna che a Roma dirige il Centro Astalli per richiedenti asilo e rifugiati, in un intervista alla Radio Vaticana ammonisce che “le nostre coscienze non possono rimanere tranquille mentre accadono queste cose. Il silenzio fa passare tutto come una cosa normale, ma è tremendo. Le nostre coscienze si stanno macchiando di un peccato che rimarrà nella storia dell’umanità”. 

Ma – che volete –  fa caldo, troppo caldo