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venerdì 23 luglio 2010

L'accoglienza non costituisce reato

Pare un'ovvietà ma - specie di questi tempi - non è così.

Come ormai tutti sanno, per irrobustire la lotta senza quartiere alla clandestinità, in Italia all'art.12 del Testo Unico dell'Immigrazione è stato aggiunto un comma (il 5-bis) che avverte che "chiunque a titolo oneroso, al fine di trarre ingiusto profitto, dà alloggio ovvero cede, anche in locazione, un immobile ad uno straniero che sia privo di titolo di soggiorno al momento della stipula o del rinnovo del contratto di locazione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni".

Ora si dà il caso che un cittadino italiano aveva subaffittato alcune camere ad immigrati irregolari chiedendo a ciascuno 50 euro al mese. La Corte d'appello - applicando la legge alla lettera - lo aveva condannato alla reclusione di tre mesi e a tremila euro di multa per aver così favorito la permanenza in Italia di 16 immigrati clandestini. Il nostro ha fatto ricorso e la Cassazione con sent. n. 27543 del 15 luglio, con un lampo di ritrovato buon senso, gli ha dato ragione. Ha infatti precisato che perché possa essere contestato il reato di favoreggiamento, non basta che l'imputato abbia favorito la permanenza nel territorio dello Stato di immigrati clandestini mettendo a loro disposizione alloggi in affitto, ma serve anche il dolo specifico, che in questo caso non esisteva perché non c'era l'obiettivo specifico di trarre un ingiusto profitto dallo stato di illegalità dei cittadini stranieri che si realizza invece quando vengono imposte ai clandestini condizioni particolarmente onerose.

In verità non sappiamo in che condizioni fossero i locali affittati agli stranieri e quali le vere intenzioni del proprietario, ma ci rallegra l'idea che qualche volta possa prevalere lo "spirito" sulla "lettera" della legge e addirittura che si possa essere accoglienti anche con gli irregolari senza per questo essere puniti. E - di questi tempi - non è davvero poco.

Scritto da Paolo Ferrari - Area Immigrazione delle Acli Nazionali

sabato 26 settembre 2009

Clandestino Day a Cosenza


Ieri anche a Cosenza si è svolto il "Clandestino day", come in altre 70 città italiane, con ben 400 associazioni coinvolte a promuovere una giornata di riflessione, rivendicazione di diritti, informazione e sensibilizzazione contro il pacchetto sicurezza, contro i razzismi di ogni genere e con gli immigrati.
A Cosenza la manifestazione "Io accolgo i clandestini" tra le altre associazioni vedeva impegnate Baobab, Caritas Migrantes, Acli.

È stato un bel momento di confronto con i migranti, un momento in cui chi è davvero disposto ad "accogliere" tutti, di qualsiasi colore siano, qualsiasi lingua parlino, da qualsiasi paese vengano, hanno (abbiamo) potuto dimostrare che siamo davvero disposti ad accogliere anche chi è definito "clandestino", e soprattutto diventa criminale solo per questa condizione nella quale non è nato, ma in cui è stato ricacciato da una legge ingiusta.

Ieri sera è stato possibile fare davvero "casa comune" con persone come Mel, filippina che vive in Italia da 18 anni e si impegna ogni giorno per i diritti dei suoi amici migranti, Farid, profugo afgano - scappato da un paese in guerra - che per venire in Italia ha affrontato un viaggio lungo e terribile dal quale si sono salvate 11 persone su 35, Eric, africano che nello scorso inverno ha vissuto nella famosa Ex-Cartiera di Rosarno, Fatima (che piangeva e non riusciva a raccontare la sua storia), tunisina che è in Italia dal 1993, che è stata per anni regolare, fino a quando "per colpa" di una grave malattia (tumore) è diventata inabile al lavoro, non ha potuto più lavorare, ha vissuto per un po´ con una pensione di invalidità fino a che la legge e la burocrazia hanno iniziato a giocare con la sua vita: la questura non le ha più rinnovato il permesso di soggiorno perché senza lavoro, l´INPS non le ha più concesso la pensione di invalidità perché senza permesso, la questura non le dà il permesso perché non ha più nemmeno il reddito dell´INPS...
Ieri è stato possibile fare "casa comune" con la cinese Celin e la bellissima Angela, con i bravi Lindara e Ibrahim, con la famiglia dell´Ecuador, con i ragazzi della Casa del Migrante che vendevano le verdure coltivate da loro senza essere sfruttati e usando tecniche biologiche...
Grazie all´incontro di ieri, le persone che erano presenti hanno potuto davvero nella concretezza sperimentare cosa significa incontrare lo sguardo dell´altro, scendere dal "sicomoro delle nostre sicurezze" e andare incontro al Signore che in questi fratelli dimora...

martedì 16 dicembre 2008

PERMESSI DI SOGGIORNO - QUESTURA DI COSENZA


ELENCO DEI PERMESSI DI SOGGIORNO PRONTI DA RITIRARE PRESSO LA QUESTURA DI COSENZA

Elenco aggiornato al 4 NOVEMBRE 2008

Gli elenchi, nel rispetto della privacy sono formati da soli caratteri alfanumerici riscontrabili sulla ricevuta di presentazione dell'istanza o sulla ricevuta postale ( numero bollettino - numero assicurata ) in possesso del richiedente.

· permessi di soggiorno in formato cartaceo (vecchio modello);

· permessi di soggiorno elettronici.

Il cittadino extracomunitario che riscontra sugli elenchi l'avvenuta definizione della propria pratica, può ritirare il documento presso l'ufficio in cui ha presentato l'istanza, solo i PSE devono essere ritirati presso lo sportello dell'Ufficio Immigrazione della Questura.


Documenti

* PERMESSI CARTACEI PRONTI AL 04/11/2008
File PDF 31 KB


* PERMESSI ELETTRONICI PRONTI AL 04/11/2008
File PDF 33 KB

venerdì 12 dicembre 2008

Immigrati/ Decreto flussi 2008, al via procedure on line


Il 3.12.2008 il Presidente del Consiglio dei Ministri ha firmato il Decreto Flussi 2008 pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 10.12.2008.


Il decreto in questione prevede una quota complessiva di 150.000 persone per motivi di lavoro subordinato non stagionale, da ripartire tra le regioni e le province autonome a cura del Ministero del Lavoro, della Salute e delle politiche sociali, in base ai dati forniti dal Ministero dell’Interno sulle richieste inviate agli sportelli unici entro il 31 maggio 2008.

La quota è così ripartita:
  • 44600 cittadini dei 14 Paesi non comunitari che hanno stipulato accordi con l'Italia.

  • 105400 cittadini stranieri non comunitari residenti all’estero provenienti dai paesi diversi da quelli che hanno sottoscritto accordi con l’Italia, di cui sopra, ma soltanto per motivi di lavoro domestico o di assistenza alla persona. La volontà dichiarata è dare riscontro in via prioritaria ai bisogni delle famiglie, consentendo in prevalenza gli ingressi per lavoro domestico e assistenza alla persona.

La quota di 44.600, come specificato nella circolare del Ministero dell’Interno del 5/12/2008, è da intendersi per tutte le tipologie di lavoratori (sia ogni tipo di lavoro dipendente sia lavoro domestico) provenienti dai Paesi elencati mentre quella di 105.400 lo è solo per i lavoratori domestici provenienti da tutti gli altri Paesi.

Trascorsi sessanta giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, qualora vi siano quote significative non utilizzate, si procederà ad una nuova ripartizione sulla base delle effettive necessità riscontrate dal mercato del lavoro.

Il Decreto decorre dal 15 dicembre e prevede il ripescaggio di una parte delle domande di assunzione presentate entro il 31 maggio 2008 in seguito al Decreto Flussi 2007 e non rientrate nella quota dei 170000; le domande saranno trattate sulla base del rispettivo ordine cronologico di presentazione.

Per i soli datori di lavoro di origine straniera non comunitari, persone fisiche, sono richiesti i seguenti requisiti:

• l’essere in possesso o aver fatto richiesta entro la data del 10.12.2008: - carta di soggiorno (cartacea o elettronica) - permesso di soggiorno Ce per soggiornanti di lungo periodo - carta di soggiorno rilasciata al cittadino straniero familiare di cittadino comunitario.

• confermare a partire dal 15 dicembre e entro il termine perentorio di 20 giorni (3 gennaio 2009), l’interesse all’assunzione a pena di esclusione. Non è richiesta nessuna conferma ai datori di lavoro italiani.

È previsto un ruolo per i Patronati, vista la sottoscrizione dei protocolli d'intesa. Ai Patronati che hanno inoltrato pratiche di datori di lavoro di origine straniera non comunitari, verrà richiesto o di rilasciare il codice identificativo domanda e il codice di verifica presente nella ricevuta dell’avvenuta ricezione dell’istanza da parte del Ministero dell’Interno, così da permettere al soggetto di poter gestire eventualmente da solo la procedura collegandosi al sito dello stesso Ministero dell’Interno, oppure di rispondere, su richiesta del datore di lavoro, direttamente tramite via telematica.

Il Patronato Acli invierà in questi giorni a tutti i datori di lavoro di origine straniera, non comunitaria che, per il Decreto Flussi 2007 si sono rivolti alle proprie sedi, una lettera con cui li avvisa della novità emersa dal Decreto Flussi invitandoli a recarsi negli uffici ove è stata lavorata l’istanza, per dare la conferma di cui sopra.

giovedì 4 dicembre 2008

Decreto flussi 2008: 150.000 cittadini extracomunitari ammessi in Italia per motivi di lavoro subordinato non stagionale

Le quote saranno attinte dalle richieste inviate agli sportelli unici per l'immigrazione entro il 31 maggio 2008

È stato firmato il 3 dicembre 2008 il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che determina la programmazione dei flussi di ingresso dei lavoratori extracomunitari nel territorio dello Stato per l'anno 2008.

Si tratta di complessivi 150.000 cittadini extracomunitari che entrano in Italia per motivi di lavoro subordinato non stagionale.

In particolare, le quote riguardano:

  • 44.600 lavoratori domestici o di altri settori produttivi, provenienti da Paesi che hanno sottoscritto o stanno per sottoscrivere specifici accordi di cooperazione in materia migratoria, ripartiti secondo la tabella allegata
  • 105.400 lavoratori domestici o di assistenza alla persona, provenienti da altri Paesi.

Il provvedimento è stato adottato in considerazione dell’attuale congiuntura economica e del prioritario fabbisogno delle famiglie nel settore dell’assistenza domiciliare.

Le selezioni avverranno tenendo conto delle richieste dei datori di lavoro pervenute agli sportelli unici per l’immigrazione entro il 31 maggio 2008 eccedenti la quota dei flussi prevista con decreto del 30 ottobre 2007.
Il datore di lavoro non comunitario, persona fisica, dovrà essere in regola del titolo di soggiorno (art. 9 decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286) o ne abbia presentato richiesta alla data di pubblicazione del decreto e, a decorrere dal 15 dicembre 2008, dovrà confermare l’interesse all’assunzione. Tale procedura, che dovrà concludersi entro venti giorni, prevede la compilazione di alcuni campi su un’apposita pagina web sul sito del Ministero dell'Interno.

giovedì 9 ottobre 2008

IMMIGRAZIONE: LE ACLI CONTRO IL PERMESSO DI SOGGIORNO A PUNTI. “NON SI GIOCA CON LA VITA DELLE PERSONE”

Roma, 8 ottobre 2008 – Le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani respingono come «offensiva della dignità degli immigrati» la proposta di introdurre con un emendamento al disegno di legge sulla sicurezza il “permesso di soggiorno a punti” per i cittadini extracomunitari, alla stregua della patente di guida.

«Non si gioca con la vita delle persone» afferma il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero. «Il permesso di soggiorno è uno strumento normativo che ratifica un diritto, non è un concorso a punti. La legislazione sull’immigrazione, così come quella penale, ha gli strumenti per revocare eventualmente questo titolo qualora se ne verifichino le condizioni. Tutto il resto è discriminatorio. Chi fa proposte di questo tipo si assume la responsabilità politica e morale di favorire quel clima pericoloso di “regressione culturale” di cui ha parlato autorevolmente il presidente della Conferenza episcopale».

La perplessità delle Acli non riguarda solamente la boutade del permesso a punti. Il presidente Olivero raccoglie la denuncia di mons. Agostino Marchetto, segretario del Pontificio consiglio per i migranti, e rilancia: «Dobbiamo invertire la “tendenza al ribasso” nei confronti degli immigrati, caratterizzata dall’erosione degli standard umanitari e dell’introduzione di norme meramente restrittive o punitive». E al ministro dell’Interno Roberto Maroni, che oggi alla Camera ha voluto scongiurare il rischio razzismo invitando ad evitare allarmismi, il presidente delle Acli risponde: «Nessun allarmismo, ma neanche è possibile far finta di non vedere ciò che accade». Soprattutto – concludono le Acli – si stenta davvero a riconoscere quali siano le politiche di integrazione “vere” e “reali” di cui parla oggi il ministro».

martedì 23 settembre 2008

Immigrazione: misure ingiuste e controproducenti

Il Cdm sui ricongiungimenti familiari. Olivero: 'Inascoltate le parole di Bagnasco'


Roma, 23 settembre 2008 - «Stupisce davvero come neppure più la Chiesa sembra venire ascoltata da questo Governo sul tema dell'immigrazione». Il presidente nazionale delle Acli interviene con un giudizio severo sui contenuti dei decreti legislativi approvati questa mattina dal Consiglio dei ministri riguardanti i ricongiungimenti familiari e le procedure per il riconoscimento dello status di rifugiato. «Proprio ieri - commenta Andrea Olivero - il cardinale Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale, aveva chiesto 'risposte positive' per un'integrazione sociale 'equilibrata' a partire dalle domande di ricongiungimento familiare. Il Governo invece - insensibile a questi richiami così come alle tragiche vicende dei giorni scorsi a Milano, piuttosto che a Castelvolturno - risponde con un inasprimento assolutamente ingiustificato dei requisiti per ottenere il ricongiungimento degli immigrati regolari con i propri familiari. E persino per quanto riguarda i rifugiati, si predispone un inasprimento delle misure nei confronti dei richiedenti, quando ancora manca in Italia, unico paese in Europa, una legge che regoli seriamente il diritto d'asilo».

«Il peggio - continua il presidente delle Acli - è che queste misure restrittive non sono solo ingiuste, ma controproducenti. L'inasprimento delle procedure per l'entrata o la permanenza regolare nel nostro Paese non fa altro che aumentare il tasso di immigrazione clandestina, aggiungendo ai nuovi arrivi - che sono tutt'altro che cessati, al contrario di quanto profetizzava in primavera il Governo - le situazioni di ritorno alla clandestinità causate dalla lentezza burocratica. La vicenda del decreto flussi, in questo senso, è un esempio fin troppo lampante».

«Ma soprattutto - conclude Olivero - ostacolare il ricongiungimento familiare significa boicottare lo strumento principale di integrazione sociale degli stranieri in Italia, con tutte le conseguenze che ciò comporta sul piano della dignità delle persone, del futuro delle cosiddette seconde generazioni e della stessa sicurezza dei cittadini».

mercoledì 17 settembre 2008

UNIONE EUROPEA: ITALIA CAMBI NORMATIVA SULLA SICUREZZA


La Commissione Ue ha chiesto all'Italia di modificare alcuni parti della legislazione gia' in vigore sulla sicurezza. Tra queste, la norma che introduce l'aggravante della clandestinita' per gli immigrati che commettono un reato, che non e' conforme al diritto comunitario

Bruxelles, 17 set. (Apcom) - La Commissione europea ha chiesto al governo italiano di modificare il decreto legge che, lo scorso luglio, ha modificato l'art.61 del codice penale, aggiungendo la residenza illegale tra le circostanze aggravanti in caso di reato, senza alcuna distinzione tra extracomunitari e cittadini di altri paesi dell'Ue. Lo ha precisato, oggi a Bruxelles, il portavoce del commissario europeo alla Giustizia, libertà e sicurezza, Jacques Barrot. Secondo il portavoce, Michele Cercone, l'Italia dovrà "mettere in linea" questa legislazione con il diritto comunitario, che non consente differenze di trattamento fra cittadini Ue, da qualunque Stato membro provengano.

In sostanza, Barrot contesta il fatto che in Italia un cittadino di un altro Stato membro che commette un reato, se in situazione di residenza irregolare, non possa godere delle attenuanti generiche accessibili ai cittadini italiani, e che il suo reato sia considerato passibile di una pena più grave.

Il decreto sotto accusa, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 25 luglio scorso, è entrato in vigore il giorno successivo. Ieri, il Servizio giuridico del Parlamento europeo ha emesso un parere in cui lo considera incompatibile con il diritto Ue, e l'eurodeputata liberale romena Adina Valean ha chiesto immediatamente a Barrot di intervenire, deferendo l'Italia alla Corte di giustizia europea. Lo stesso Barrot aveva già espresso, e ha ripetuto ieri, le sue perplessità sul fatto di considerare la residenza illegale degli stranieri come una circostanza aggravante per chi compie un reato.

"Ci sono attualmente - ha detto Cercone rispondendo a un cronista durante la conferenza stampa odierna della Commissione europea - una serie di discussioni in corso con il governo italiani sull'insieme dei decreti che ci sono stati presentati il primo agosto. Ci sono tre decreti che non sono ancora entrati in vigore e per i quali siamo in contatto con le autorità italiane e su cui abbiamo chiaramente indicato quali sono secondo noi le modifiche che devono essere introdotte per essere sicuri che questi decreti siano in linea con il diritto comunitario".

A una nuova domanda che chiedeva una risposta più specifica sul decreto in questione, puntualizzando che è già entrato in vigore, il portavoce ha replicato: "Barrot vuole e considera suo dovere vegliare affinché le legislazioni degli Stati membri siano in applicazione delle direttive europee, e desidera avere un diritto chiaro, consolidato, compatibile con il diritto comunitario. Nel caso specifico - ha finalmente precisato Cercone - è chiaro che chiederemo e abbiamo già chiesto al governo italiano di introdurre le modifiche necessarie, e faremo tutto ciò che è in nostro potere e nelle nostre competenze per essere scuri che le leggi italiane restino in linea con il diritto Ue".

Oltre ai tre decreti non ancora in applicazione, ha aggiunto il portavoce, "ci sono anche delle modifiche che abbiamo chiesto su una parte della legislazione che è già in vigore, e che non ci è stata notificata, ma sulla quale ci siamo attivati e che abbiamo esaminato. E anche veglieremo anche su questa parte della legislazione affinché sia in linea con il diritto comunitario. Abbiamo già chiarmente fatto capire al govermo italiano - ha concluso Cercone - che ci sono delle modifiche da approtare affinché queste legislazione sia effettivamente in linea con il diritto comunitario".

Secondo fonti della Commissione, i contatti in corso fra Bruxelles e le autorità italiane fanno prevedere che il governo modificherà presto il decreto nel senso richiesto da Barrot. Non è chiaro se l'aggravante di reato, a questo punto, sarebbe eliminata del tutto o se, come appare più probabile, verrebbero "graziati" solo i cittadini comunitari (secondo la specifica richiesta di Bruxelles). In questo caso, la discriminazione di sposterebbe su un altro piano, non più di stretta competenza della Corte di giustizia Ue e della Commissione europea.

lunedì 15 settembre 2008

Flussi. I patronati: “Accogliere tutte le domande”

Roma – 10 settembre 2008 - Accogliere tutte le domande già presentate e trovare un sistema migliore per le prossime corse alle quote.
È l’unico modo per uscire dall’empasse dei flussi d’ingresso e sanare il divario tra sommersi (la stragrande maggioranza) e salvati dei clic day. Soprattutto ora che è stata messa in discussione l’equità delle graduatorie .
A invocare questa soluzione sono i patronati del Ce.Pa., sigla che riunisce Acli, Inas-Cisl, Inca-Cgil, Ital-Uil. Attraverso i loro sportelli a dicembre scorso sono partite centinaia di migliaia di domande di assunzione, ma proprio queste spedizioni cumulative sarebbero state rallentate da blocchi del sistema informatico simili a quello denunciato a Milano.
“Avevamo denunciato da subito i problemi, che ovviamente passano in secondo piano di fronte alla differenza schiacciante tra domande presentate e posti disponibili. Ora seguiamo con attenzione l’esito del ricorso, le conseguenze potrebbero essere molto gravi” spiega a Stranieriinitalia.it Enrico Moroni, coordinatore nazionale e responsabile immigrazione dell’Inca, patronato che attualmente presiede il Ce.Pa.
Il rischio è che, anche in seguito ad altri ricorsi, si scateni quella che Moroni chiama “una guerra tra poveri”, del tipo: mettiamo in graduatoria qualcuno, ma tiriamo fuori qualcun altro. “Insomma alla fine a fare le spese di questa situazione sarebbero sempre i lavoratori e chi li ha chiamati, la soluzione dovrebbe invece essere generale”.
Ecco allora la via d’uscita: “Un nuovo decreto che permetta di accettare le domande già presentate se hanno i requisiti per portare a termine l’assunzione. Bisogna poi sedersi intorno a un tavolo –dice il rappresentante dell’Inca – e risolvere i problemi tecnici che ancora rallentano l’esame delle domande. Inoltre, perché le graduatorie in molte province non sono state ancora pubblicate?”.
Il nodo principale rimane comunque il sistema con cui vengono assegnati gli ingressi. “Questo terno al lotto che premia solo chi arriva per primo è inaccettabile” ribadisce Moroni. “I patronati – ricorda - hanno offerto assistenza gratuita in base a un protocollo col Viminale, hanno evitato file alle prefetture e alla fine sono stati addirittura penalizzati. Praticamente cornuti e mazziati…”

da: www.stranierinitalia.it

Click day immigrati: la difesa del Ministero dell'Interno


Il Tar della Lombardia ha ordinato alla Prefettura di Milano di sospendere per un mese il rilascio dei nulla osta non ancora consegnati ai lavoratori extracomunitari che avevano partecipato al 'click day' del 15 dicembre scorso

La procedura del decreto flussi 2007, che assegna i permessi di soggiorno a 170mila lavoratori di Paesi extra Ue, potrebbe non uscire indenne da un tribunale amministrativo. L'ordinanza del Tar Lombardia del 27 agosto, che blocca il rilascio dei nulla osta a Milano fino al 21 ottobre accogliendo un ricorso della Cisl, crea un precedente. E costringe il ministero dell'Interno alla mossa obbligata: opporsi alla sospensiva.

Il rompicapo in mano ai giudici riguarda il 15 dicembre, primo dei tre «click day» riservato ai cittadini di Paesi con una corsia preferenziale perché hanno firmato accordi bilaterali con l'Italia. Nelle prime cinque ore della gara, il computer centrale del Viminale si era inceppato: respingeva le domande con cognomi cingalesi perché troppo lunghi (l'altra spiegazione: il cervellone non riconosceva un carattere dell'alfabeto). Adesso, però, il problema non è dei cittadini cingalesi le cui domande grazie a questo contrattempo sono state messe in una graduatoria a parte ma degli extracomunitari di altri Paesi che stavano subito dietro: i nomi dello Sri Lanka hanno creato un tappo, le domande a seguire sono state ricevute con ritardoe l'orario di invio è il primo dei criteri per formare la graduatoria dei 170mila posti disponibili.
«Credo che nessuno possa mettere in discussione i diritti acquisiti dei 70mila lavoratori che hanno già ottenuto il nulla osta, sarebbe ingiusto. Verificheremo se qualcuno è stato danneggiato e daremo al Tar le spiegazioni che chiede», dice Mario Morcone, capo del Dipartimento libertà civili e immigrazione del Viminale che ha gestito la prima procedura tutta telematica dei flussi migratori.

Al ministero confidano nel fatto che l'irregolarità riguarda circa mille richieste su 740mila. Che su 140mila pratiche finora esaminate, il 40% si "autoesclude" per reddito inadeguato, stop della questura, obiezioni della direzione provinciale del lavoro. Che nella pratica sono state accolte richieste inviate dai sindacati alle tre di pomeriggio, a dispetto della voce comune che vuole le quote esaurite dopo i primi minuti dall'inizio della gara (il problema riguarda soprattutto i pacchetti di domande inviate dai patronati, non quelle dei privati). Finora, poi, il Tar lombardo ha solo chiesto alla prefettura di Milano di fare delle verifiche e ha rimandato tutto al 21 ottobre. Ma un'applicazione letterale delle norme e un eccesso di zelo potrebbero far saltare tutta la procedura.

martedì 9 settembre 2008

Elenchi aggiornati dei permessi di soggiorno pronti da ritirare alla Questura di Cosenza

Al fine di evitare lunghe ed inutili code allo sportello dell'Ufficio Immigrazione della locale Questura, nonché dei Commissariati di P.S. di Rossano, Castrovillari e Paola, sono stati creati due elenchi in formato PDF dai quali si possono evincere i permessi di soggiorno dei cittadini extracomunitari pronti per la consegna.

Gli elenchi, nel rispetto della privacy sono formati da soli caratteri alfanumerici riscontrabili sulla ricevuta di presentazione dell'istanza o sulla ricevuta postale ( numero bollettino - numero assicurata ) in possesso del richiedente.
Il cittadino extracomunitario che riscontra sugli elenchi l'avvenuta definizione della propria pratica, può ritirare il documento presso l'ufficio in cui ha presentato l'istanza, solo i PSE devono essere ritirati presso lo sportello dell'Ufficio Immigrazione della Questura.

Link:

PERMESSI DI SOGGIORNO ELETTRONICI:
http://questure.poliziadistato.it/file/1310_2699.pdf

PERMESSI DI SOGGIORNO CARTACEI:
http://questure.poliziadistato.it/file/1310_2700.pdf

mercoledì 27 agosto 2008

Razzismo e morti bianche, l’ignoranza della nostra Italia

INTERVISTA AL PRESIDENTE DELLE ACLI ANDREA OLIVERO

Andrea Olivero è il presidemte nazionale delle Acli. A pochi giorni dalla partenza della Carovana per il lavoro sicuro (sarà alla Mostra del cinema di Venezia il prossimo 4 settembre) e di fronte a continue notizie legate ad un rigurgito razzista nel nostro Paese lo abbiamo intervistato proprio per ragionare con lui di questi due temi. Raccogliendo anche la sua adesione alla Carovana.

I temi in risalto in questa metà d’anno trascorsa sono razzismo e morti bianche. Siamo di fronte ad una crisi dei valori?
Certamente sono argomenti importanti e pongono sotto i nostri occhi una questione seria: nel nostro paese alcuni principi e valori che davamo per acquisiti, in realtà non si sono compiute. Sul razzismo noi pensavamo, anche come popolo di emigranti, di averlo sconfitto. Invece stiamo mostrando molta debolezza, la nostra Italia deve essere più umile e domandarsi come sta educando i propri figli. La battaglia sulle morti sul lavoro ha visto l’ impegno assiduo di associazioni e sindacati ma tutto ciò non ha ancora portato a grandi risultati.

Gli episodi di razzismo sono sottovalutati poiché non se ne coglie la diffusione ideologica?
Credo che non ci sia, per fortuna, razzismo codificato né forze politiche che inneggiano ad esso, ma atteggiamenti che legittimano fenomeni razzisti: per esempio la continua associazione immigrato delinquente oppure musulmano estremista, aiuta questa ventata di episodi razzisti

Lei ha aderito alla carovana bianca quanto è importante affrontare il tema delle morti bianche
È importantissimo se noi non associamo il tema dei diritti al lavoro al diritto alla vita, il lavoro diventa una merce. Andare a tutelare un lavoro dignitoso e la sicurezza sul lavoro è determinante per la dignità del lavoro stesso. L’elemento chiave è l’uomo e il metro di valutazione è la dignità del lavoro, lì risiede il nodo, rispetto anche ai piccoli soprusi.

Quanto i massmedia possono fare contro morti bianche e la lotta al razzismo?
Sono convinto che possono fare moltissimo, e la cosa fondamentale è che possono trasmettere cultura e informare i cittadini sulla realtà che li circonda.

Cioè?
Sia le morti sul lavoro che il razzismo sono fenomeni accomunati da un unico tema, l’ignoranza, in un caso non si conosce l’altro e nell’altro non si conosce il pericolo, i mass media possono aiutare a colmare questo vuoto informando il Paese

Presidente Olivero cosa si aspetta dall’inizio del nuovo anno politico?
Chiederei alla politica di affrontare in maniera seria i grandi il problemi del Paese che nè la destra né la sinistra sono riusciti a risolvere ecco perché chiedo che si cerchi di evitare demagogia e interventi spot e si cominci ad affrontare insieme i problemi del Paese.

(Intervista di Tania Passa per www.articolo21.info)

martedì 5 agosto 2008

Stranieri in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno: emanata la circolare che consente il transito attraverso i Paesi Schengen

Il Consiglio e la Commissione europea hanno accolto la richiesta del Ministero dell’interno per consentire il transito nei Paesi europei anche con la sola ricevuta postale agli stranieri in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno. L’agevolazione non è estesa a chi è in attesa del primo rilascio del permesso di soggiorno per ricongiungimento e lavoro e in tutti gli altri casi.

Con telegramma del 28 luglio, la Direzione centrale dell’immigrazione del Dipartimento della pubblica sicurezza ha comunicato che il Consiglio e la Commissione europea hanno accordato le richieste di facilitazioni di transito nei Paesi europei in favore dei cittadini stranieri regolarmente soggiornanti in Italia in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno. Il transito riguarda i Paesi Schengen che sono: Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Austria, Grecia, Danimarca, Finlandia, Svezia, Islanda, Norvegia, Slovenia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Malta.
Di conseguenza, nel periodo corrente dal 1 agosto 2008 al 31 gennaio 2009, gli stranieri che hanno presentato richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno potranno recarsi all’estero e fare ritorno in Italia anche attraverso le frontiere terrestri, aeree e marittime dei Paesi europei a condizione che siano in possesso dei seguenti documenti:
- passaporto o documento equipollente;
- ricevuta postale attestante l’avvenuta richiesta del rinnovo del permesso di soggiorno;
- titolo di soggiorno scaduto.
Diverso è il caso degli stranieri che sono in possesso della ricevuta di Poste Italiane S.p.a. attestante l’avvenuta presentazione della richiesta di rilascio del primo permesso di soggiorno per lavoro subordinato, per lavoro autonomo o per ricongiungimento familiare. Costoro potranno far ritorno nei Paesi di origine e successivamente rientrare in Italia, a condizione che:
- l’uscita ed il rientro in Italia avvengano attraverso lo stesso valico di frontiera;
- il viaggio non preveda il transito attraverso altri Paesi Schengen, essendo lo stesso precluso;
- lo straniero esibisca il passaporto, o il documento di viaggio equipollente, unitamente al visto d’ingresso dal quale desumere i motivi del soggiorno (lavoro subordinato, lavoro autonomo o ricongiungimento familiare) e la ricevuta di Poste Italiane S.p.a.;
- il personale preposto ai controlli di frontiera dovrà procedere alla timbratura del documento di viaggio e della ricevuta all’atto dell’uscita e del rientro del titolare di tali documenti.
Il Ministero ricorda inoltre che al di la della temporanea facilitazione, i cittadini stranieri che sono in attesa del primo rilascio del permesso di soggiorno per ricongiungimento o per lavoro, o del rinnovo degli stessi e di tutte le altre tipologie, possono in qualunque momento uscire e rientrare dall’Italia, alle condizioni sopra descritte, senza attraversare i Paesi Schengen, in qualunque momento.