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venerdì 12 dicembre 2008

Immigrati/ Decreto flussi 2008, al via procedure on line


Il 3.12.2008 il Presidente del Consiglio dei Ministri ha firmato il Decreto Flussi 2008 pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 10.12.2008.


Il decreto in questione prevede una quota complessiva di 150.000 persone per motivi di lavoro subordinato non stagionale, da ripartire tra le regioni e le province autonome a cura del Ministero del Lavoro, della Salute e delle politiche sociali, in base ai dati forniti dal Ministero dell’Interno sulle richieste inviate agli sportelli unici entro il 31 maggio 2008.

La quota è così ripartita:
  • 44600 cittadini dei 14 Paesi non comunitari che hanno stipulato accordi con l'Italia.

  • 105400 cittadini stranieri non comunitari residenti all’estero provenienti dai paesi diversi da quelli che hanno sottoscritto accordi con l’Italia, di cui sopra, ma soltanto per motivi di lavoro domestico o di assistenza alla persona. La volontà dichiarata è dare riscontro in via prioritaria ai bisogni delle famiglie, consentendo in prevalenza gli ingressi per lavoro domestico e assistenza alla persona.

La quota di 44.600, come specificato nella circolare del Ministero dell’Interno del 5/12/2008, è da intendersi per tutte le tipologie di lavoratori (sia ogni tipo di lavoro dipendente sia lavoro domestico) provenienti dai Paesi elencati mentre quella di 105.400 lo è solo per i lavoratori domestici provenienti da tutti gli altri Paesi.

Trascorsi sessanta giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, qualora vi siano quote significative non utilizzate, si procederà ad una nuova ripartizione sulla base delle effettive necessità riscontrate dal mercato del lavoro.

Il Decreto decorre dal 15 dicembre e prevede il ripescaggio di una parte delle domande di assunzione presentate entro il 31 maggio 2008 in seguito al Decreto Flussi 2007 e non rientrate nella quota dei 170000; le domande saranno trattate sulla base del rispettivo ordine cronologico di presentazione.

Per i soli datori di lavoro di origine straniera non comunitari, persone fisiche, sono richiesti i seguenti requisiti:

• l’essere in possesso o aver fatto richiesta entro la data del 10.12.2008: - carta di soggiorno (cartacea o elettronica) - permesso di soggiorno Ce per soggiornanti di lungo periodo - carta di soggiorno rilasciata al cittadino straniero familiare di cittadino comunitario.

• confermare a partire dal 15 dicembre e entro il termine perentorio di 20 giorni (3 gennaio 2009), l’interesse all’assunzione a pena di esclusione. Non è richiesta nessuna conferma ai datori di lavoro italiani.

È previsto un ruolo per i Patronati, vista la sottoscrizione dei protocolli d'intesa. Ai Patronati che hanno inoltrato pratiche di datori di lavoro di origine straniera non comunitari, verrà richiesto o di rilasciare il codice identificativo domanda e il codice di verifica presente nella ricevuta dell’avvenuta ricezione dell’istanza da parte del Ministero dell’Interno, così da permettere al soggetto di poter gestire eventualmente da solo la procedura collegandosi al sito dello stesso Ministero dell’Interno, oppure di rispondere, su richiesta del datore di lavoro, direttamente tramite via telematica.

Il Patronato Acli invierà in questi giorni a tutti i datori di lavoro di origine straniera, non comunitaria che, per il Decreto Flussi 2007 si sono rivolti alle proprie sedi, una lettera con cui li avvisa della novità emersa dal Decreto Flussi invitandoli a recarsi negli uffici ove è stata lavorata l’istanza, per dare la conferma di cui sopra.

lunedì 15 settembre 2008

Click day immigrati: la difesa del Ministero dell'Interno


Il Tar della Lombardia ha ordinato alla Prefettura di Milano di sospendere per un mese il rilascio dei nulla osta non ancora consegnati ai lavoratori extracomunitari che avevano partecipato al 'click day' del 15 dicembre scorso

La procedura del decreto flussi 2007, che assegna i permessi di soggiorno a 170mila lavoratori di Paesi extra Ue, potrebbe non uscire indenne da un tribunale amministrativo. L'ordinanza del Tar Lombardia del 27 agosto, che blocca il rilascio dei nulla osta a Milano fino al 21 ottobre accogliendo un ricorso della Cisl, crea un precedente. E costringe il ministero dell'Interno alla mossa obbligata: opporsi alla sospensiva.

Il rompicapo in mano ai giudici riguarda il 15 dicembre, primo dei tre «click day» riservato ai cittadini di Paesi con una corsia preferenziale perché hanno firmato accordi bilaterali con l'Italia. Nelle prime cinque ore della gara, il computer centrale del Viminale si era inceppato: respingeva le domande con cognomi cingalesi perché troppo lunghi (l'altra spiegazione: il cervellone non riconosceva un carattere dell'alfabeto). Adesso, però, il problema non è dei cittadini cingalesi le cui domande grazie a questo contrattempo sono state messe in una graduatoria a parte ma degli extracomunitari di altri Paesi che stavano subito dietro: i nomi dello Sri Lanka hanno creato un tappo, le domande a seguire sono state ricevute con ritardoe l'orario di invio è il primo dei criteri per formare la graduatoria dei 170mila posti disponibili.
«Credo che nessuno possa mettere in discussione i diritti acquisiti dei 70mila lavoratori che hanno già ottenuto il nulla osta, sarebbe ingiusto. Verificheremo se qualcuno è stato danneggiato e daremo al Tar le spiegazioni che chiede», dice Mario Morcone, capo del Dipartimento libertà civili e immigrazione del Viminale che ha gestito la prima procedura tutta telematica dei flussi migratori.

Al ministero confidano nel fatto che l'irregolarità riguarda circa mille richieste su 740mila. Che su 140mila pratiche finora esaminate, il 40% si "autoesclude" per reddito inadeguato, stop della questura, obiezioni della direzione provinciale del lavoro. Che nella pratica sono state accolte richieste inviate dai sindacati alle tre di pomeriggio, a dispetto della voce comune che vuole le quote esaurite dopo i primi minuti dall'inizio della gara (il problema riguarda soprattutto i pacchetti di domande inviate dai patronati, non quelle dei privati). Finora, poi, il Tar lombardo ha solo chiesto alla prefettura di Milano di fare delle verifiche e ha rimandato tutto al 21 ottobre. Ma un'applicazione letterale delle norme e un eccesso di zelo potrebbero far saltare tutta la procedura.